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SCARICA PAROSSISTICA SIGNIFICATO

Posted on Author Talabar Posted in Ufficio


    Parossistico: med. Di parossismo o che è caratterizzato da parossismo. Definizione e significato del termine parossistico. (medicina) relativo al parossismo; (geologia) proprio del parossismo vulcanico; ( senso figurato) caratterizzato da fortissima agitazione, esasperazione. parossistico: [pa-ros-sì-sti-co] agg. (pl. m. -ci; f. -ca, pl. -che) 1 Di massima intensità: stato p. 2 MED Di parossismo: fase parossistica di una malattia. Quando si rilevano onde lente o anomalie parossistiche che indicano una L' Epilessia è una malattia neurologica provocata da una scarica elettrica anomala .

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    Per questo, presso i Romani se un individuo era colpito da un attacco epilettico durante un comizio, questo doveva essere immediatamente sospeso. Nel soggetto affetto da epilessia la soglia è semplicemente più bassa del normale. Se la scarica avviene in un solo emisfero cerebrale, la crisi è parziale. Quando le scariche iniziano localmente per poi diffondersi a tutto il cervello si parla di epilessia secondariamente generalizzata.

    Determinati fattori possono poi favorire lo scatenamento di crisi epilettiche nel soggetto predisposto: l'uso o la sospensione improvvisa di certi farmaci, droghe o alcool; luci lampeggianti; febbre, deficit di sonno, stress, alterazioni degli elettroliti, e infine fattori metabolici.

    Consulta la lista degli specialisti disponibili che si occupano di Epilessia.

    Molte sono infatti le condizioni che possono determinare eventi improvvisi e di breve durata, riferiti con sintomi e segni simili alle crisi epilettiche. Il resoconto del paziente e degli accompagnatori e la raccolta accurata della storia clinica sono il fondamento della diagnosi.

    È cruciale il numero degli episodi osservati o riferiti la prima crisi è raramente convincente cosi come la precisione delle descrizioni. La diagnosi differenziale diventa difficile nel bambino e nelle persone di bassa scolarizzazione o dotate di scarsa capacità di osservazione e espressione o di poca memoria. Gli errori e le incertezze diagnostiche sono frequenti; temporeggiare è utile per la diagnosi ma non è sempre utile per il paziente.

    Nei casi di fibrillazione atriale permanente la frequenza misura dai ai battiti per minuto e i sintomi perdurano in genere fino a che non vengono trattati. Quando la fibrillazione atriale si manifesta continuamente con episodi aritmici e perdura nel tempo sin parla di fibrillazione atriale cronica.

    La fibrillazione atriale ricorrente è molto spesso causata da altre patologie e diventa una situazione stabile. In tal caso, si usa parlare di fibrillazione atriale isolata.

    I sintomi della fibrillazione atriale La fibrillazione atriale non dà sintomi in alcuni casi anche per tanto tempo. Molti pazienti, pur soffrendo di questo disturbo, vivono ignari della loro condizione fino a che la patologia non viene riscontrata dal medico durante un esame o una visita cardiologica.

    Alcuni segnali, infatti, sono più evidenti nella fibrillazione atriale di tipo parossistico che porta ad un battito ad altissima frequenza. Il cuore subisce importanti variazioni, non riesce più ad adattarsi alle situazioni fisiologiche quotidiane in cui si trova: ad esempio il normale rallentamento del battito durante il sonno, le accelerazioni durante gli sforzi fisici o le emozioni. La patologia inevitabilmente riduce la quantità di sangue che dal cuore deve essere spinto per raggiungere i diversi organi del corpo.

    Per compensare il minor flusso sanguigno, in un primo tempo si dilatano gli atri, poi i ventricoli. Questo fa si che le cellule muscolari del cuore subiscano una variazione.

    Si ritiene che un terzo dei pazienti che soffrono di insufficienza cardiaca abbiano avuto in precedenza degli episodi di fibrillazione atriale.

    La manifestazione è rapida e della durata di meno di ms. Gli attacchi di assenza tipica si manifestano con un'interruzione dello stato di coscienza dove la persona sembra diventare assente e insensibile, per un breve periodo di tempo di solito 20 secondi. Possono sopraggiungere leggere contrazioni muscolari in particolare "strizzamento degli occhi". A volte possono essere scarsamente percettibili, con solo un leggero giro della testa o occhi chiusi.

    Le convulsioni atoniche comportano la perdita dell'attività muscolare per più di un secondo. Le crisi epilettiche possono manifestarsi in alcune patologie come la sclerosi tuberosa di Bourneville. Dopo la fase attiva di un attacco, vi è tipicamente un periodo di confusione denominato "fase post-critica" o "di risoluzione", che avviene prima che ritorni un livello normale di coscienza. I genitori di persone con epilessia possono vivere con preoccupazione lo stato di salute dei figli ed esperire un elevato livello di stress in relazione alla loro sicurezza e rispetto al loro futuro e autonomia [39].

    Tachicardia parossistica sopraventicolare (TPSV)

    Alcuni ulteriori disturbi si verificano più frequentemente nelle persone con epilessia, a seconda della condizione presente. Questi possono includere la depressione , l' ansia e l' emicrania. Tra le cause acquisite si possono includere: gravi traumi cranici , ictus , tumori e danni al cervello in seguito di una precedente infezione. Le convulsioni possono verificarsi anche in conseguenza di altri problemi di salute; se si verificano da una causa specifica, come un ictus , un trauma cranico, l'ingestione di sostanze tossiche o in seguito a problemi relativi al metabolismo , esse sono note come crisi epilettiche sintomatiche acute e appartengono a una più ampia classificazione dei disturbi convulsivi, piuttosto che all'epilessia in sé.

    Si ritiene che la genetica sia coinvolta nella maggior parte dei casi, sia direttamente sia indirettamente. L'attività elettrica del cervello normalmente non è sincrona. I fattori neuronali interni includono il tipo, il numero e la distribuzione dei canali ionici , le modifiche ai recettori e ai cambiamenti dell' espressione genica. L'esatto meccanismo sottostante all'epilessia non è in sé noto [57] , ma si conosce abbastanza bene la fisiopatologia a livello cellulare, tuttavia non si è ancora stabilito in quali circostanze nel cervello si viene a verificare un'eccessiva sincronizzazione dell'attività neuronale che poi porta all'attacco epilettico.

    Nei casi di epilessia, la resistenza dei neuroni eccitatori agli stimoli appare diminuita durante il periodo di una crisi.

    Vi sono prove che dimostrano che le crisi epilettiche non sono solitamente eventi casuali ma che spesso sono causate da fattori come la mancanza di sonno, lo stress, luci lampeggianti o rumori improvvisi.

    Nei pazienti epilettici tale soglia appare molto più bassa rispetto alla popolazione sana. Nelle crisi epilettiche un gruppo di neuroni incominciano a funzionare in modo anormale, eccessivo e in modo sincronizzato. Le crisi parziali hanno origine in un solo emisfero del cervello, mentre le crisi generalizzate incominciano in entrambi. Alcuni tipi di crisi sono in grado di modificare la struttura del cervello, mentre altre sembrano sortire un effetto minore.

    La diagnosi di epilessia viene tipicamente formulata in base alla descrizione dell'evento convulsivo e delle circostanze in cui è avvenuto.

    Al , l'epilessia viene definita come il verificarsi di due o più crisi epilettiche, separate da più di 24 ore, senza che vi sia causa chiara. Per attacco epilettico si intende invece una situazione provvisoria in cui si manifestano i sintomi derivanti da un'attività elettrica anomala all'interno del cervello.

    L' International League Against Epilepsy e l' International Bureau for Epilepsy , che collaborano come partner dell' Organizzazione mondiale della sanità , [66] definiscono l'epilessia nella loro dichiarazione congiunta del come "un disordine del cervello caratterizzato da una duratura predisposizione nel generare crisi epilettiche e dalle conseguenze neurobiologiche, cognitive, psicologiche e sociali di questa condizione.

    La definizione di epilessia richiede il verificarsi di almeno un attacco epilettico". I casi di epilessia possono essere classificati in sindromi epilettiche per le caratteristiche specifiche che si presentano. Queste includono, tra le altre, l'età di esordio degli attacchi, la tipologia delle crisi, i tracciati EEG. La possibilità di classificare un caso di epilessia all'interno di una sindrome specifica è più facilmente possibile con i bambini, in quanto comunemente l'insorgenza degli attacchi epilettici è piuttosto precoce.

    parossistico

    Queste sono associate con crisi frequenti resistenti al trattamento e da gravi disfunzioni cognitive, come nel caso della sindrome di Lennox-Gastaut e della sindrome di West. Tuttavia, i tentativi di screening estesi non sono riusciti a identificare singole varianti geniche di grande effetto. Le sindromi le cui cause non sono chiaramente identificate, sono difficili da abbinare alle categorie della classificazione corrente dell'epilessia.

    In queste casi la categorizzazione è stata fatta un po' arbitrariamente. Si raccomanda solo a coloro che hanno la probabilità di avere un attacco epilettico sulla base dei sintomi. Il ricorso a tecniche di imaging biomedico , come la tomografia computerizzata TC e la risonanza magnetica RM , è consigliato dopo una prima crisi non febbrile per rilevare problemi strutturali del cervello. Negli adulti, i valori sanguigni degli elettroliti , della glicemia e dei livelli di calcio sono importanti per escludere alcune patologie come possibile causa.

    Un certo numero di altre condizioni mediche possono presentarsi con segni e sintomi molto simili a convulsioni, compresa la sincope , l' iperventilazione , le emicranie , la narcolessia , gli attacchi di panico e le convulsioni psicogene non epilettiche PNES. I bambini possono avere comportamenti che sono facilmente scambiati per crisi epilettiche, ma che in realtà non lo sono. Questi includono spasmi affettivi , bagnare il letto , terrori notturni , tic e mioclono.

    In alcuni casi, una dieta speciale, l'impianto di un neurostimolatore o un intervento di neurochirurgia possono essere proposti. Mettere le persone con una crisi tonico-clonica attiva nella posizione laterale di sicurezza aiuta a prevenire l'inalazione di liquidi nei polmoni.

    Che cos’è la tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV)?

    Se un attacco dura più di 5 minuti o vi sono due attacchi nell'arco di un'ora senza che vi sia nel mezzo un ritorno a un livello normale di coscienza, si ritiene che vi sia un'emergenza medica conosciuta come "stato di male epilettico". Farmaci anticonvulsivanti costituiscono il trattamento principale per l'epilessia e spesso devono essere assunti per tutta la vita. Vi sono un certo numero di farmaci disponibili che sembrano essere ugualmente efficaci, sia per le crisi parziali sia per quelle generalizzate: fenitoina , carbamazepina e valproato.

    L'anticonvulsivante meno costoso è il fenobarbital. La medicina alternativa , tra cui l' agopuntura , [] gli interventi psicologici, [] l'assunzione continua di vitamine , [] e la pratica dello yoga , [] non hanno alcuna prova affidabile a sostegno per essere consigliate nel caso di epilessia.

    Anche l'uso di melatonina non trova riscontro. Uno studio del National Sentinel Audit of Epilepsy-Related Deaths , [] ha attirato l'attenzione su questo importante problema. Esso ha rivelato che " 1. Alcuni disturbi sembrano verificarsi con maggior incidenza nelle persone affette da epilessia.

    Essi includono: depressione, stato d' ansia , emicrania , infertilità e bassa libido sessuale. Le persone con epilessia hanno un aumento del rischio di morte.

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    Nel mondo in via di sviluppo molte morti sono dovute a casi di epilessia non trattati adeguatamente. Nel è stato sviluppato un sistema efficace per tentare di prevedere le crisi epilettiche in base all'analisi dell'EEG. È stato utilizzato su animali per studiare il fenomeno. La terapia genica è stata studiata in alcuni tipi di epilessia.

    L'epilessia si riscontra anche in un certo numero di animali, compresi cani , dove rappresenta il disturbo cerebrale più comune, e nei gatti.


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